Carcasse eccellenti

Anni fa, mentre per una importante società di consulenza italo-giapponese ero responsabile dei progetti per l’area logistica (coordinavo un team di esperti nelle analisi delle strategie produttive e logistiche, nel disegno delle soluzioni, nella gestione delle implementazioni e delle relative problematiche connesse al cambiamento e al miglioramento per importanti aziende italiane), venni chiamato da una nota azienda della provincia di Trento per fare un check-up del loro sistema logistico.

L’azienda era leader nel settore della ricostruzione delle carcasse degli pneumatici da autocarro e puntava sul servizio al cliente e sui tempi di consegna per mantenere la posizione raggiunta anche per gli anni a venire.

SWOT Analisys

Una analisi preliminare dei punti di forza e di debolezza aveva rivelato che l’azienda eccelleva per la qualità delle mescole prodotte in proprio, l’esperienza del personale operativo e le tecnologie consolidate relative alla vulcanizzazione, oltre che per la capacità di movimentare quantità elevate di pneumatici/ carcasse. Mentre punti di debolezza erano i tempi lunghi di consegna e l’elevato WIP (Work In Process), cioè la quantità esagerata di carcasse che si accumulava in uscita da una fase del processo di lavorazione, in attesa di essere trattata da quella successiva.

Osservavo che, nella fase di selezione in entrata, le carcasse degli pneumatici esausti erano sporche, e questo ne impediva la lettura della matricola, aumentando così i tempi di selezione. Inoltre, una volta “raspata” la vecchia carcassa ed eliminato il profilo del battistrada, era ancora più difficile riconoscere il tipo di pneumatico che si stava trattando.

Camionisti ostinati

Operatori e responsabili mi ripetevano in continuazione che tutto sarebbe stato più semplice se i clienti avessero abbandonato la richiesta di riavere gli pneumatici ricostruiti con la stessa carcassa consegnata, accettandone invece una “anonima da magazzino”.
I camionisti tuttavia, erano irremovibili: conoscendo molto bene il livello di stress a cui le avevano sottoposte, si sentivano più sicuri nel riutilizzare le “loro” carcasse anziché affidarsi a quelle utilizzate dai “colleghi”. Ci lasciammo quindi con la promessa di definire una ipotesi di piano di intervento da sottoporre alla direzione dell’azienda.

Nello stabilimento

Mi fu subito chiaro che la soluzione del problema andava ricercata nell’ambito del cosiddetto Visual Management. Una sua applicazione era assolutamente necessaria, insieme con l’applicazione, sul fianco della carcassa, di una etichetta con codici a barre che rimanesse integra e leggibile sino alla fase di spedizione, quindi resistente alla temperatura della vulcanizzazione.

L’opzione più efficace sembrava quindi la messa in atto di due operazioni parallele: ricercare un fornitore di etichette termoresistenti, e quindi affiancare all’avanzamento un controllo a vista delle carcasse in fase di ricostruzione.

Entrambe le soluzioni si scontravano tuttavia con lo scetticismo del direttore dello stabilimento che, se proprio doveva, dava comunque la sensazione di credere più nelle etichette, pertanto il tema del controllo a vista divenne oggetto di lunghe riunioni quotidiane. Ma più si ragionava su come implementare il controllo, più la soluzione sembrava lontana.

Pecore

Una sera, mentre riflettevo per l’ennesima volta su come superare l’impasse, mi venne una illuminazione pensando alle pecore: come facevano i pastori del Trentino a riconoscere le proprie pecore al pascolo in montagna, dato che spesso si tratta di un pascolo condiviso da più greggi?

Il giorno dopo posi il quesito al direttore che, sempre più scettico, ma anche un po’ stupito, mi disse che i pastori sono soliti dipingere una X colorata sul mantello delle proprie pecore.
Ecco la soluzione! Le carcasse avrebbero subito la stessa tracciatura delle pecore; ogni giorno della settimana sarebbe stato scelto un colore diverso (per esempio il bianco il lunedì, il verde il martedì, il giallo il mercoledì e così via).

Carcasse al pascolo

Stavolta il direttore dello stabilimento decise di accondiscendere la mia proposta e un paio di giorni dopo mi illustrò il meccanismo che aveva messo a punto: a fine raspatura, un grosso gesso colorato, azionato da un meccanismo pneumatico, scendeva sulla superficie raspata e dipingeva la carcassa in un tempo ridottissimo, tale da non compromettere i tempi ciclo.

La qualità del gesso era tale che il colore era visibile anche se le carcasse venivano spostate facendole rotolare. Dopo una settimana il colpo d’occhio era fantastico: le carcasse erano tutte allineate per colore e avanzavano in modo omogeneo. Chiunque, passando, poteva segnalare la carcassa in ritardo e applicare i dovuti correttivi.

Alcuni mesi dopo arrivarono anche le etichette con i codici a barre che, insieme ai colori, portarono alla soluzione del problema dei lunghi tempi di consegna, ma soprattutto alla consegna numericamente completa delle carcasse ricostruite.

  GfZ.

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